25 de abril de 2011

CAMBODIA // Sen Monorom - Kampong Cham

0 comentarios
Sen Monorom - Kampong Cham (ITA-ESP) (27/11-04/12 2010)




Il viaggio da Kratie a Sen Monorom scorre abbastanza velocemente, il minivan è carico ma non troppo (secondo gli standard asiatici..) e quando arriviamo a destinazione non siamo nemmeno tanto stanchi da poterci permettere di girare a piedi e cercare il miglior ostello. Alla fine, (come no!) ci facciamo 6 km di sali-e-scendi tra colinette sperdute fuori dal paesino per andare a vedere un posto che poi non ci piaceva e quindi farne altri 3 per arrivare ad un altro.






La provincia di Mondulkiri è collinare, qualcuno la chiama "la svizzera cambogiana"...esagerando forse?! Si, un pò, ma l'ambiente è piacevole e la temperatura è più bassa che in Kratie. Qui la gente viene a fare principalmente "elefant trekking".

Nella foto qui sopra, potete vedere i bungalow del nostro "hotel" che davano verso la vallata...(un ventaccio di notte!!). Era abbastanza isolato e la sala del ristorante di notte fungeva anche da Karaoke...vuoto. Triste insomma.

Il primo giorno a Sem Monorom decidiamo non fare niente: una delle nostre specialità. Andare in giro, parlare con la gente, provare schifezze nuove...ecco.
La giornata comincia con una passeggiata lunghissima che aveva come obbiettivo trovare un bar per fare colazione. Alla fine ci sediamo in un locale vuoto e il cameriere comincia a parlarci, capiamo che vuole praticare l'inglese e gli diamo corda. Lui in cambio, ci porta in giro per il mercato, ci fa provare il piatto basico della zona (riso, frittata, pollo e salsa) e ci fa conoscere la scimmietta che aveva catturato nella giungla. Gli diciamo che ci piacerebbe affittare una moto per il giorno dopo ma ci dice che la sua non è disponibile e quella del suo amico nemmeno. 


Mercato Sem Monorom
Scimmietta rampicante

Alla fine riusciamo ad affittare una moto da dei tipi un pò sospettosi, ma non possiamo che fidarci, così gli lascio il passaporto. Come era da aspettarsi il giorno non è proprio un bel giorno: non c'è il sole, potrebbe piovere, tutto sembra triste e deprimente. Ma noi decidiamo comunque di metterci in strada, d'altronde...abbiamo l'impermeabile! (...)
La strada è interminabile, ovviamente non asfaltata e, a tratti, piena di curve e sassacci, insomma, quello che gli spagnoli definirebbero accuratamente come un "camino de cabras".
Il nostro obbiettivo era arrivare a delle cascate descritte come fantastiche - inutile dire che ormai grandi cose noi dalle cascate non ce le aspettiamo - e che dei ragazzi spagnoli conosciuti a Ban Lung ci avevano consigliato di andare a vedere.


































Poi le cascate non erano granché e come quasi sempre succede, il viaggio di per sè si rivela più emozionante del resto: la moto rimane bloccata in una salita impossibile, scivoliamo sul fango, e poi.... che succede se si rompe la moto?! Siamo nel mezzo del nulla e non passa quasi nessuno! Insomma, paura e adrenalina a braccetto.



Decidiamo di terminare la nostra piccola escursione kamikaze sulla collina "sea-forest view" ad un'altezza dalla quale si vede tutta la giungla nella la sua spavalda impenetrabilità.





Sem Monorom è carina pero non tanto da restarci 3 giorni. La nostra catapecchia è "deluxe", ma di notte non si dorme. Ogni folata di vento ci spaventa: "ecco, ecco, si decolla". L'ultima notte, nel nostro triste e gigante ristorante-karaoke-vuoto con due sfigati al microfono, conosciamo un ragazzo australiano che sta girando la Cambogia in moto da cross. Buona idea, pensiamo!! Beh, sará per la prossima volta....

Quindi con un minivan, prendiamo la strada recentemente asfaltata (dai cinesi) che porta verso Kampong Cham, la nostra prossima meta prima di Phnom Penh, la capitale.

Qui troviamo un hotel fantastico che per 5 dollari a notte offre servizio in camera, televisione e wifi. Uno dei migliori di tutto il viaggio! Ovviamente il primo giorno cerchiamo di godere con calma delle "comodità" occidentali e dei ristoranti con menù in inglese.

Dopo aver passato due giorni a bivaccare per le strade e a farci conoscere da tutti i camerieri dei bar, decidiamo prendere una moto ed andare a farci un giro.

Il primo tempio che visitiamo, Nokor Bachey, ci lascia subito esterrefatti: si tratta del nostro primo contatto con lo stile di Angkor...






Ci perdiamo lì dentro, le mura contengono altre mura e altri piccoli templi, le faccie sorridenti delle Apsare (protettrici) scolpite nelle pietre ci guardano. C'è poca gente e il silenzio e il sole fanno di tutto per aumentare il nostro stupore.








Sempre in moto decidiamo di proseguire ed andare a visitare un villaggio famoso per le sue "tessitrici". Qui la Ong Amica supporta gli abitanti e aiuta la vendita dei prodotti. Quando arriviamo non c'è nessuno nell'ufficetto della Ong, decidiamo quindi di andare dritto dritto alla fonte, a casa delle donne in questione.





Giriamo un pò, chiediamo e alla fine le troviamo. Compriamo un paio di kroma dalla signora qui sopra (kroma: sciarpetta di cotone a quarettini, tipico indumento cambogiano, lo si usa come foulard, gonnella, pareo, fascia porta-bambino, copricapo etc)  ed altri oggettini nel negozietto della tipa della Ong, che nel frattempo si era svegliata e lo aveva aperto.






Ora di pranzo! Ritorniamo verso la città e cerchiamo un posto "locale" per mangiare.  Troviamo un ristorantino pulito dal menu cambogiano basico ma succulento: brodino vegetale, riso con maiale arrosto e frittata tagliuzzata guarnita con cetrioli e verdurine sott'aceto con salsa agrodolce. E caffè, ovviamente.

Una volta rifocillati riprendiamo la moto per andare verso un tempio che si trova su di una collinetta risalendo il Mekong verso nord. Dicono che la vista da lì sia spettacolare.























Questo ragazzo qui sopra, si stava facendo la doccia prendendo acqua dal pozzo, come vedete, anche lui usa il suo kroma come...costume da bagno!

Ritornati a Kampong Cham decidiamo andare a vedere il famoso ponte di bamboo che ogni anno "ricostruiscono" per collegare la terra ferma con un'isoletta che si trova in mezzo al Mekong. Purtroppo non era ancora finito ed usavano ancora barche affolatissime di gente, biciclette e motorini!









Beh...a guardare la barca non ci viene voglia di prenderla!

Ce ne ritorniamo in hotel a goderci le ultime ore di comodità...ci aspetta un corto viaggio di due ore per Phnom Penh..la famosa capitale.

A presto,


Serena




ESP




Sen Monorom - Kratie (ITA-ESP) (27/11-04/12 2010)




El viaje desde Kratie a Sen Monorom transcurre bastante rápido, el minivan va cargado pero no demasiado (según los estándares asiáticos) y cuando llegamos no estamos muy cansados así que nos podemos permitir ir a dar una vuelta a pie a buscar un hostal. Al final (como no), recorremos 6 km de subidas y bajadas entre colinas perdidas en las afueras del pueblo para ir a ver un sitio que al final no nos gustaba, para después hacer otros 3 km para llegar a otro que más o menos nos convencía.


La provincia de Mondulkiri está llena de colinas, algunos la llaman "la Suiza camboyana"..exageran quizá? Bueno, un poco, pero el ambiente es agradable y la temperatura un poco más baja que en Kratie. Aquí mucha gente viene a hacer trekking con elefantes.

En la foto de aquí arriba podéis ver los bungalows de nuestro "hotel" que miran hacia el valle (un viento infernal por la noche!!). Estaba bastante aislado y el restaurante, por la noche, hace las veces de karaoke...pero vacío. Un poco triste, la verdad.

El primer día en el pueblo decidimos dedicarnos al "farniente", una de nuestras especialidades: Deambular por el pueblo, hablar con la gente, probar comidas nuevas...
Comenzamos el día con un largo paseo para buscar un "bar" donde desayunar. Al final nos sentamos en un bar vacío y el camarero empieza a hablar ocn nosotros. Nos dice que quiere practicar el inglés y le seguimos el rollo. Nos vamos con él al mercado y nos busca comida barata, lo que llamamos "el básico camboyano", arroz, tortilla, pollo y salsa). Luego nos lleva a ver un mono huérfano que había cogido en la jungla (o eso decía el dueño occidental que lo tenía atado en su casa). Le decimos si conoce a quien le podemos alquilar una moto barata (en esta region "remota" todo es más caro) pero la suya la tiene ocupada, y uno de sus compañeros también la tiene en uso.


Mercato Sem Monorom
Scimmietta rampicante

Como era de esperar, el día sucesivo no es un buen día: no hay sol, podría llover, un poco deprimente. De todos modos, nosotros decidimos salir a ver algo, además, tenemos chubasqueros! Alquilamos una moto y nos vamos a ver unas cascadas supuestamente "fantásticas" (no nos esperamos gran cosa de las cascadas a estas alturas) que unos españoles nos habían recomendado.
La carretera es interminable, con tramos de todo tipo, desde el asfalto agujereado al típico camino de cabras, pasando por la zona de grava, la pista de tierra y la de barro húmedo superdeslizante (mud-X)

































Como suponíamos, las cascadas no eran gran cosa, casi siempre es así, ¿exceso de entusiasmo por parte de los viajeros o falta de capacidad de sorpresa por nuestra parte después del tiempo de viaje? Yo creo que un poco de las dos cosas, de todos modos, el viaje en sí ha merecido la pena: la moto se nos queda corta en algunas subidas imposibles, resbalamos sobre el barro, qué pasa si se rompe la moto? Estamos en medio de la nada y no pasa casi nadie!



Decidimos terminar nuestra excursión suicida en el mirador del mar-bosque (sea-forest view). Desde ahí se ve una gran extensión de jungla impenetrable.





Sen Monorom es bonito, pero no tanto como para quedarse 3 días. Nuestra chabola es "deluxe", pero por la noche no se duerme agusto con el viento, cada golpe pensamos: ahora, ahora despegamos. La última noche, en el triste restaurante-karaoke casi vacío con dos locales al micrófono conocemos a un tío australiano que está viajando por el país con una moto de cross (una "dirty bike" que dicen por aquí)..buena idea, pensamos!! Bueno, la próxima vez lo haremos así.

Así que con un minivan, cogemos la carretera, recientemente asfaltada por los chinos, que nos lleva hacía Kampong Cham, nuestra próxima meta antes de Phnom Penh, la capital.

En Kampong Cham encontramos un hotel fantástico que por $5 por noche ofrece servicio de limpieza en la habitación diariamente, TV y WiFi. Uno de los mejores de todo el viaje! Obviamente el primer día intentamos gozar con calma las comodidades occidentales y los restaurantes con menu en inglés que hay por la zona.

Después de un par de días recorriendo las calles de la ciudad y de que los camareros de los locales de la zona nos conozcan, nos cogemos una moto para ir a dar una vuelta por los alrededores.

El primer templo que vamos a visitar nos deja impresionados: es el primer contacto con el estilo de Angkor...






Nos perdemos ahí dentro. Los muros contienen otros muros y otros templos pequeños, las caras sonrientes de las Apsaras (ptrotectoras) esculpidas en las piedras nos miran, hay poca gente y el silencio y el sol no hacen si no aumentar nuestro estupor.








Después del templo, nos movemos hacía un poblado conocido por sus tejedoras. Aquí la ONG Amica apoyas a los locales y ayuda en la venta de productos. Cuando llegamos no hay nadie en la oficinilla de la ONG, así que vamos directamente a la fuente: a la casa de las tejedoras.





Compramos un par de kromas a la señora de aquí arriba (la kroma es una especie de bufanda a cuadros que todo el mundo lleva, usandola como pañuelo para la cabeza, toalla para bañarse e incluso como porta-bebés) y algunos objetos hechos a mano a la tía de la ONG, que ya se había despertado.


Hora de comer! Volvemos a la ciudad y buscamos un sitio local para comer. Encontramos un restaurante limpio con el básico camboyano, sopita vegetal, arroz con carne asada y tortilla troceada, con guarnición de verduras encurtidas (pickles). Ah, y café, claro.

Una vez saciados cogemos la moto para ir hacía un templo que está en una colina hacia el norte, subiendo el Mekong.



















Este chaval aquí arriba se estaba duchando cogiendo agua del pozo, y como veis, tiene su kroma a modo de bañador :)

Volvemos a Kampong Cham para ir a ver el famoso puente de bambú que cada año reconstruyen en la temporada seca para conectar la tierra firme con una islita que está en medio del Mekong..pero aun no lo habían terminado. De momento seguían usando las barcas repletas de gente, motos y bicis que usan durante toda la temporada de lluvias.







La verdad es que viendo la barca no entran ganas de cogerla.

Volvemos al hotel a disfrutar de las últimas horas de comodidad..nos espera un corto viaje de dos horas hasta Phnom Penh.

Hasta pronto!


Serena

9 de marzo de 2011

CAMBODIA // Ban Lung - Kratie (ESP-ITA) (17/11 - 26/11)

0 comentarios
 Del 17 al 26 de Noviembre de 2010


La verdad es que la entrada a Camboya no fue demasiado placentera. Desde Don Det compramos un billete de autobús hasta Ban Lung, en la provincia de Ratanakiri, por 13 dólares. Ratanakiri no es uno de los destinos más turísticos del país, pero algunos viajeros nos lo había recomendado, así que no dudamos. El tío de Don Det nos dijo que el autobús era VIP, con aire acondicionado, y que no había cambio de bus en la frontera..nosotros nos lo creímos como tontos. Nos llevaron hasta la frontera en un minivan lleno de más turistas. Los guardias fronterizos del lado laosiano nos forzaron al primer timo: 2 dólares por estampar el sello de salida. Al entrar en la parte camboyana, nos pidieron otro dólar por, atención, TOMARNOS LA TEMPERATURA...a lo que hay que sumar otro dólar por el sellado del visado de entrada. Por suerte nosotros teníamos el visado que sacamos en Shanghai, así que no tuvimos que pagar los 3 ó 4 dólares adicionales que les iban cargando al resto de viajeros al hacer el visado en la frontera.

Ya en Camboya, nos estaba esperando un autobús de la compañía Paramount Angkor Express, pero el conductor nos dijo que teníamos que esperar a que llegasen otros viajeros que venían en otra minivan, y así estuvimos esperando una hora y media adicional. Cuando llegaron los últimos viajeros, a 9 personas que íbamos a Ban Lung nos dijeron que esperásemos fuera del autobús. Si miráis el mapa, la carretera desde la frontera hasta la capital va directa: Stung Treng, Kratie, Kompong Chan, Phnom Penh. Nuestro destino está al este de Stung Treng. Ya nos extrañaba un poco que el mismo autobús fuese a todos los destinos, incluído Siem Reap, al noroeste del país... Bueno, en fin, que nos sentaron en el pasillo del autobús con sillitas de plástico y básicamente nos dejaron tirados en un cruce de mala muerte a pocos kilómetros de Stung Treng, diciéndonos que en unas 2 horas pasaría otro autobús hacia Ban Lung que nos recogería. Obviamente nosotros ya no nos creíamos nada, y estábamos los 9 BanLungueros bastante mosqueados. Al final paso un autobús local que por el módico precio de 5 dólares nos llevó hasta Ban Lung...así que si contáis, pagamos 18 dólares de viaje, más 4 dólares en la frontera, sufriendo un abandono a mitad de camino. Si alguna vez hacéis este recorrido, es mejor comprar billete hasta Stung Treng, más barato, y buscarse la vida desde ahí, porque el trayecto de Don Det a Ban Lung simplemente NO existe.

Así iba el autobús que nos dejó tirados en el cruce


Esperad, que la cosa no para aquí: nada más llegar a Ban Lung, nos rodea un ejército de tíos ofertándonos sitio donde dormir, como hienas, cada uno con su moto para llevarte hasta la guesthouse que ofertan. Nosotros preguntamos si alguno tenía WiFi, y uno de ellos nos dijo que sí, así que nos fuimos con él y un colega suyo, cada uno en una moto. Llegamos al hostal en cuestión, y las habitaciones no estaban mal, pero preguntamos a la chica que estaba allí sobre el WiFi y no sabía ni lo que era. Con un cabreo monumental por haber sido engañados, nos fuimos allí de malas maneras, diciéndoles que nos íbamos por mentirosos. Por el camino nos encontramos con un occidental en moto, que nos preguntó dónde íbamos...le explicamos la situación, y enseguida otros 2 camboyanos en moto estaban alrededor nuestro en busca de su presa, que éramos nosotros. Al final nos fuimos con estos personajes a un hostal que ya habíamos visto antes en la guía. El hostal estaba lleno y nos llevó a otro muy cercano que tenía el mismo precio. El tipo que nos llevó con la moto, cuando entramos en la habitación, cerro la puerta quedándose él dentro, y nos dijo que él era guía y que nos podía ofrecer tours por la región. Le dijimos que más tarde hablaríamos con él, y finalmente se fue, no sin antes pedirnos algo de dinero para pagar a su compañero de la moto (después de que nos habían dicho que el transporte hasta el hostal era grátis).


















Nos fuimos a cenar al Star Hotel (es el que no tenía habitaciones) y allí estaba el buitre de los tours (Sona) y un amigo suyo (Pov), que se presentó, nos dio el menú y nos ofreció asiento, como si él trabajase en el hotel. Mientras comíamos ya estaban comiéndonos la olla con los tours, que parecían interesantes, la verdad. Uno de los tours nos atraía, constaba de un par de noches en la jungla y la visita de unas cascadas, un lago y algunas aldeas de la zona, pero no queríamos decidir tan pronto. Pov decía que teníamos que decidir porque él al día siguiente no estaba, que tenía que quedarse con su familia (MENTIRA). Al final les dijimos que por la mañana les diríamos algo. Al día siguiente por la mañana fuimos a cambiarnos al Star Hotel, que tenía habitación libre, y, como no, los dos rapaces ya estaban allí esperando. La verdad es que todo este estrés nos había pillado con la guardia baja, y al final aceptamos hacer el tour con ellos, pero sólo de una noche y dos días, así que les pagamos uno de los días (20 dólares por persona y día) y quedamos con ellos en dos días.

La entrada del Star Hotel

La noche antes del tour Serena y yo la verdad es que no teníamos ganas de hacerlo. No nos fiábamos demasiado de estos tíos y la idea de pasar con ellos una noche en medio de la jungla nos agobiaba. Por la mañana cuando llegaron, vimos que no habían comprado ni agua ni comida aun, así que nos pusimos un poco bordes con ellos y estuvimos 2 horas discutiendo con ellos. Nosotros no queríamos ir pero ellos no iban a devolver el dinero que ya habíamos pagado. Finalmente, uno de ellos (Pov) nos convenció para al menos irnos con ellos a visitar algun poblado minoritario de la zona y una mina de gemas, además de visitar la casa de su familia, ya que el tío quería convencernos de que él era honesto. Fuimos con ellos y pasamos un día decente finalmente, no sin sufrir una avería de una de las motos, cosa que si hubiese sucedido en medio de la jungla hubiese sido fatal.

Árbol de caucho, abundante en la región
Centro de Ban Lung















Con la salvedad de esta experiencia, la verdad es que Ban Lung es un sitio muy majo. Otro día nos alquilamos una bici y nos fuimos por nuestra cuenta a ver un lago fantástico que hay a pocos kilómetros del pueblo. Allí nos pegamos unos buenos baños en un agua templada ya que el lago está en un cráter volcánico.

















































También nos alquilamos unas motos para visitar la zona un poco más ampliamente, y vimos unas cuantas cascadas que hay por la región. Conocimos a un grupo de españoles, dos madrileños, dos navarros y dos vascas, con los que estuvimos cenando un par de días. Una de las noches, después de cenar, acabamos en una celebración de un "bautizo" camboyano, con música local a tope e invitación a comida y bebida incluída. Estuvimos con ellos casi dos horas, comiendo, bebiendo y bailando, la verdad es que estuvo muy bien.

Una de las cascadas de la zona
Puente colgante
















Sere bajo la cascada
Serpiente que estaba durmiendo en mitad de nuestro camino

Poniéndonos las botas
La criatura con su padre

















Sere e "i bambini di Gorogocio"

Con los niños en la fiesta



















Después de 6 días en Ban Lung, habiéndonos ya relajado del estrés de la llegada al país, cogimos un autobús para ir a Kratie, ciudad más hacia el sur, a medio camino de Phnom Penh, que nos serviría de catapulta hacia Mondulkiri, otra de las regiones remotas de Camboya.

Kratie es otra ciudad más a las orillas del Mekong, pero la verdad, con más vida que las que vimos en Laos. Además, Kratie tiene una islita en medio del Mekong por la que merece pegarse un paseo, ya que la vida allí es relajada, y nadie va a intentar venderte nada. Aparte de la isla y la posibilidad de ir a ver los delfines Irrawaddy, poco más hay que hacer en Kratie. Nos quedamos allí tres días, y cogimos un autobús hacia Sen Monorom, en la provincia de Mondulkiri.


En la barca camino a la isla
La llegada a la isla
















Palmeras en la isla
Bandera a media asta por la reciente avalancha en Phnom Penh durante el festival del agua


















Más sobre esto en la siguiente entrada. Hasta la próxima!!

Julio.









(ITA)






 Dal 17 al 26 Novembre 2010


A dire la verità, il nostro ingresso in Cambogia non é stato proprio gradevole. Da Don Det avevamo comprato per 13 dollari dei biglietti d'autobus per andare fino a Ban Lung, nella provincia di Ratanakiri.

Ratanakiri non si trova tra i destini turistici del paese, pero altri ragazzi conosciuti durante il viaggio ce l'avevano raccomandato, quindi ci andiamo senza dubitare. Il tipo della guesthouse di Don Det ci aveva detto che l'autobus era VIP (come di solito li chiamano..) con aria condizionata e che non era necessario un cambio di veicolo una volta passata la frontiera, avremmo rirpreso lo stesso autobus e così via. Noi ci fidiamo ingenuamente. Ci portano fino alla frontiera in un minivan pieno di turisti. Qui, i poliziotti laosiani della frontiera ci obbligano a pagare la prima "mazzetta": due dollari per mettere il timbro di uscita. Entrati in territorio cambogiano ci chiedono un altro dollaro per, attenzione: MISURARCI LA FEBBRE...a cui bisogna sommare un altro dollaro per il visto d'entrata. Per fortuna noi abbiamo già il visto, fatto mesi prima a Shanghai, quindi non paghiamo quei 3 o 4 dollari che fanno pagare ai turisti chiedendo il visto alla frontiera.

In Cambogia dunque, ci aspettava un autobus della compagnia Paramount Angkor Express. L'autista ci dice subito che dobbiamo aspettare..devono arrivare altre persone. Dopo un'ora e mezza finalmente arrivano, li fanno salire. Durante un momento di confusione, fanno scendere noi e le altre 7  persone che devono scendere a Ban Lung, ci lasciano fuori dal bus mentre loro decidono cosa fare. Alla fine ci fanno salire per metterci a sedere su dei sgabellini nel corridoio.
Se guardate la cartina vedete che la strada è tutta dritta : Stung Treng, Kratie, Kompong Chan, Phnom Penh. La nostra meta invece si trova all'est di Stung Treng. Ci sembrava strano che lo stesso autobus passasse per tutte queste città, incluso Siem Reap, al nordest del paese. Comunque sia, alla fine ci lasciano in un incrocio stile selvaggio west a pochi km da Stung Treng, dicendoci che in qualche ora sarebbe passato l'autobus della stessa compagnia che ci avrebbe portato a Ban Lung. Noi a quel punto non credevamo più a niente ed eravamo tutti abbastanza stanchi ed irritati. Alla fine un autobus locale ci carica per la modica cifra di 5 dollari a testa. Quindi facendo i conti, abbiamo pagato 18 dollari il viaggio in autobus + 4 dollari alla frontiera, con abbandono in autostrada incluso. Se per caso doveste fare lo stesso percorso, ricordate: sempre è meglio comprare il biglietto fino a Stung Treng, più economico, e cercare opzioni da lì...visto che il tragitto Don Det - Ban Lung diretto semplicemente non esiste.

L'autobus che da cui poi ci hanno buttato fuori


Aspettate, la cosa non finisce qui: appena arrivati a Ban Lung, ci circonda un esercito di tipi offrendo alloggi come iene..ognuno con la sua moto. Facciamo un' "inchiesta" per vedere se qualcuno ha WIFI, uno dice di si..e ce ne andiamo con lui e un amico suo in moto. Arriviamo all'ostello, le cui stanze non erano male, ma la tipa che lo gestiva il WIFI non sapeva nemmeno cosa fosse. Ce ne andiamo nerissimi gridando vendetta. Mentre camminiamo si ferma un personaggio occidentale, ci chiede dove andiamo, capisce che ci troviamo in difficoltà. Gli spieghiamo la situazione e dopo 3 minuti si fermano altri due cambogiani in moto, anche loro cercando la loro "vittima"..in quel caso, noi. Alla fine non avevamo alternativa, era notte, e ce ne andiamo in moto con loro. Ci portano prima ad un ostello che conoscevamo già per essere sulla guida..ma poi questo era pieno, quindi ci lasciano in un hotel lì di fronte. Il tipo che ci porta in moto, quando finalmente entriamo nella nostra stanza viene con noi, chiude la porta e ci dice che lui era una guida e ci poteva portare in giro per la zona. Gli diciamo che ci penseremo e ne riparleremo più tardi...e se ne va. Ah, logicamente prima di andarsene ci chiede soldi per l'altro tipo della moto (anche se ci aveva detto che il trasporto all'hotel era gratis..mah!)




















Ce ne andiamo a fare cena allo Star Hotel (quello che era pieno) e lì si trovava già l'avvoltoio dei tours (Sona, quello che ci aveva portato) ed un altro suo amico (Pov), il quale, si presenta, ci da il menu del ristorante, ci invita a sedere, come se lavorasse nell'hotel. Mentre cenavamo, loro già ci stavano facendo il lavaggio del cervello con i tours, che comunque, sembravano interessanti. Uno in realtà ci piaceva, si trattava di un paio di notti nella giungla con visita alla cascate inclusa, un lago e qualche villaggio della zona, pero noi non volevamo decidere in fretta. Pov diceva che dovevamo sbrigarci, perchè lui il giorno dopo non c'era, che doveva rimanere con la sua famiglia (bugia!!). Alla fine gli diciamo che la mattina successiva avremmo deciso. Noi il giorno dopo ci cambiamo allo Star Hotel e com'era da aspettarsi, i nostri due avvoltoi erano già li, aspettandoci. A dire la verità, lo stress del viaggio e il cambio di paese ci facevano ragionare poco..quindi alla fine accettiamo di fare un tours con loro e gli diamo 40 dollari di anticipo per la prima giornata.


L'ingresso dello Star Hotel

La notte prima del tour scopriamo che non abbiamo voglia di farlo. Non ci fidavamo di quei due tipastri e l'idea di passare una notte con loro in mezzo alla giungla non ci piaceva. La mattina dopo al loro arrivo, vediamo che non hanno comprato ne acqua ne cibo, quindi, sospettosi e irritati (ancora..) cominciamo a fare domande inquisitive per finire con una discussione di due ore. Noi non volevamo andare con loro, pero non volevano restituirci i soldi che già avevamo pagato. Finalmente Pov ci convince ad andare a visitare per lo meno un villaggio, una mina di gemme etc. Ci voleva portare a casa sua a farci conoscere la sua famiglia, per convincerci di che fosse una persona onesta. Alla fine accettiamo e andiamo con loro. La giornata si rivela abbastanza intensa, dopo il litigio tutto sembrava un pò più vero: abbiamo conosciuto la sua famiglia, visto delle foto antiche, ascoltato storie personali riguardanti i Khmer rouge, visitato quelle incredibili mine larghe 50 cm e profonde 30 metri dove questi matti si immergono per trovare zirconi e girato per uno di questi villaggi di contadini dove ho avuto l'onore di comprare le stoffe che le donne tessono quando non lavorano i campi.
Ah, durante il giorno una delle moto si rompe e rimaniamo bloccati per un pò vicino ad un villaggio: meno male che non eravamo andati nella giungla con loro!!!


Alberi di caucciù, abbondanti nela regione
Il centro di Ban Lung















Tolto questo piccolo inconveniente, Ban Lung risulta abbastanza interessante. Con due biciclette affittate ce ne andiamo un giorno a vedere un lago fantastico che si trova dentro il cratere spento di un vulcano. Lì approfittiamo della sua acqua tiepida per passare la giornata e farci diversi bagni..


















































Un giorno affittiamo una moto per visitare il resto della zona ed andare a vedere una serie di cascate. Conosciamo un gruppo di spagnoli, due madrilegni, due navarri e due ragazze basche con cui facciamo cena un paio di volte. Una sera, dopo mangiato, finiamo nella celebrazione di un battesimo cambogiano, con musica locale altissima, invito a cena e birre a volontà. Stiamo con loro per lo meno due ore, mangiando, bevendo e ballando..ci siamo divertiti!!


Una delle cascate della zona
Ponte sospeso
















Sere sotto la cascada
Un serpente che ci bloccava il cammino

Mangiando come matti al battesimo
Padre e figlio

















Sere e "i bambini di Gorogocio"

I bambini della festa



















Dopo aver passato 6 giorni a Ban Lung, e dopo aver superato lo stress-da-paese-nuovo, prendiamo un autobus per Kratie, cittadina che si trova più a sud e che ci servirà come base per andare verso Mundulkiri, una delle regioni più remote della Cambogia.

Kratie è un'altra città coloniale sulla sponda del Mekong, pero sì, più movimentata della media dei villaggi laosiani. Inoltre da lì si può visitare una piccola isola in mezzo al Mekong, un posto pieno di gente sorridente dove nessuno cerca di venderti niente. Isola e delfini Irawaddy a parte, non c'è tanto da fare e vedere a Kratie. Noi rimaniamo 3 giorni e prendiamo un autobus a San Monorom, provincia di Mondulkiri.


Nella barchetta verso l'isola
L'arrivo all'isola
















Palme da cocco
Bandiere a mezz'asta: qualche giorno prima erano morte a Phnom Penh 200 persone, su quel ponte, durante il Festival dell'acqua

























Più notizie nel prossimo post, alla prossima!!

Julio.