25 de abril de 2011

CAMBODIA // Sen Monorom - Kampong Cham

Sen Monorom - Kampong Cham (ITA-ESP) (27/11-04/12 2010)




Il viaggio da Kratie a Sen Monorom scorre abbastanza velocemente, il minivan è carico ma non troppo (secondo gli standard asiatici..) e quando arriviamo a destinazione non siamo nemmeno tanto stanchi da poterci permettere di girare a piedi e cercare il miglior ostello. Alla fine, (come no!) ci facciamo 6 km di sali-e-scendi tra colinette sperdute fuori dal paesino per andare a vedere un posto che poi non ci piaceva e quindi farne altri 3 per arrivare ad un altro.






La provincia di Mondulkiri è collinare, qualcuno la chiama "la svizzera cambogiana"...esagerando forse?! Si, un pò, ma l'ambiente è piacevole e la temperatura è più bassa che in Kratie. Qui la gente viene a fare principalmente "elefant trekking".

Nella foto qui sopra, potete vedere i bungalow del nostro "hotel" che davano verso la vallata...(un ventaccio di notte!!). Era abbastanza isolato e la sala del ristorante di notte fungeva anche da Karaoke...vuoto. Triste insomma.

Il primo giorno a Sem Monorom decidiamo non fare niente: una delle nostre specialità. Andare in giro, parlare con la gente, provare schifezze nuove...ecco.
La giornata comincia con una passeggiata lunghissima che aveva come obbiettivo trovare un bar per fare colazione. Alla fine ci sediamo in un locale vuoto e il cameriere comincia a parlarci, capiamo che vuole praticare l'inglese e gli diamo corda. Lui in cambio, ci porta in giro per il mercato, ci fa provare il piatto basico della zona (riso, frittata, pollo e salsa) e ci fa conoscere la scimmietta che aveva catturato nella giungla. Gli diciamo che ci piacerebbe affittare una moto per il giorno dopo ma ci dice che la sua non è disponibile e quella del suo amico nemmeno. 


Mercato Sem Monorom
Scimmietta rampicante

Alla fine riusciamo ad affittare una moto da dei tipi un pò sospettosi, ma non possiamo che fidarci, così gli lascio il passaporto. Come era da aspettarsi il giorno non è proprio un bel giorno: non c'è il sole, potrebbe piovere, tutto sembra triste e deprimente. Ma noi decidiamo comunque di metterci in strada, d'altronde...abbiamo l'impermeabile! (...)
La strada è interminabile, ovviamente non asfaltata e, a tratti, piena di curve e sassacci, insomma, quello che gli spagnoli definirebbero accuratamente come un "camino de cabras".
Il nostro obbiettivo era arrivare a delle cascate descritte come fantastiche - inutile dire che ormai grandi cose noi dalle cascate non ce le aspettiamo - e che dei ragazzi spagnoli conosciuti a Ban Lung ci avevano consigliato di andare a vedere.


































Poi le cascate non erano granché e come quasi sempre succede, il viaggio di per sè si rivela più emozionante del resto: la moto rimane bloccata in una salita impossibile, scivoliamo sul fango, e poi.... che succede se si rompe la moto?! Siamo nel mezzo del nulla e non passa quasi nessuno! Insomma, paura e adrenalina a braccetto.



Decidiamo di terminare la nostra piccola escursione kamikaze sulla collina "sea-forest view" ad un'altezza dalla quale si vede tutta la giungla nella la sua spavalda impenetrabilità.





Sem Monorom è carina pero non tanto da restarci 3 giorni. La nostra catapecchia è "deluxe", ma di notte non si dorme. Ogni folata di vento ci spaventa: "ecco, ecco, si decolla". L'ultima notte, nel nostro triste e gigante ristorante-karaoke-vuoto con due sfigati al microfono, conosciamo un ragazzo australiano che sta girando la Cambogia in moto da cross. Buona idea, pensiamo!! Beh, sará per la prossima volta....

Quindi con un minivan, prendiamo la strada recentemente asfaltata (dai cinesi) che porta verso Kampong Cham, la nostra prossima meta prima di Phnom Penh, la capitale.

Qui troviamo un hotel fantastico che per 5 dollari a notte offre servizio in camera, televisione e wifi. Uno dei migliori di tutto il viaggio! Ovviamente il primo giorno cerchiamo di godere con calma delle "comodità" occidentali e dei ristoranti con menù in inglese.

Dopo aver passato due giorni a bivaccare per le strade e a farci conoscere da tutti i camerieri dei bar, decidiamo prendere una moto ed andare a farci un giro.

Il primo tempio che visitiamo, Nokor Bachey, ci lascia subito esterrefatti: si tratta del nostro primo contatto con lo stile di Angkor...






Ci perdiamo lì dentro, le mura contengono altre mura e altri piccoli templi, le faccie sorridenti delle Apsare (protettrici) scolpite nelle pietre ci guardano. C'è poca gente e il silenzio e il sole fanno di tutto per aumentare il nostro stupore.








Sempre in moto decidiamo di proseguire ed andare a visitare un villaggio famoso per le sue "tessitrici". Qui la Ong Amica supporta gli abitanti e aiuta la vendita dei prodotti. Quando arriviamo non c'è nessuno nell'ufficetto della Ong, decidiamo quindi di andare dritto dritto alla fonte, a casa delle donne in questione.





Giriamo un pò, chiediamo e alla fine le troviamo. Compriamo un paio di kroma dalla signora qui sopra (kroma: sciarpetta di cotone a quarettini, tipico indumento cambogiano, lo si usa come foulard, gonnella, pareo, fascia porta-bambino, copricapo etc)  ed altri oggettini nel negozietto della tipa della Ong, che nel frattempo si era svegliata e lo aveva aperto.






Ora di pranzo! Ritorniamo verso la città e cerchiamo un posto "locale" per mangiare.  Troviamo un ristorantino pulito dal menu cambogiano basico ma succulento: brodino vegetale, riso con maiale arrosto e frittata tagliuzzata guarnita con cetrioli e verdurine sott'aceto con salsa agrodolce. E caffè, ovviamente.

Una volta rifocillati riprendiamo la moto per andare verso un tempio che si trova su di una collinetta risalendo il Mekong verso nord. Dicono che la vista da lì sia spettacolare.























Questo ragazzo qui sopra, si stava facendo la doccia prendendo acqua dal pozzo, come vedete, anche lui usa il suo kroma come...costume da bagno!

Ritornati a Kampong Cham decidiamo andare a vedere il famoso ponte di bamboo che ogni anno "ricostruiscono" per collegare la terra ferma con un'isoletta che si trova in mezzo al Mekong. Purtroppo non era ancora finito ed usavano ancora barche affolatissime di gente, biciclette e motorini!









Beh...a guardare la barca non ci viene voglia di prenderla!

Ce ne ritorniamo in hotel a goderci le ultime ore di comodità...ci aspetta un corto viaggio di due ore per Phnom Penh..la famosa capitale.

A presto,


Serena




ESP




Sen Monorom - Kratie (ITA-ESP) (27/11-04/12 2010)




El viaje desde Kratie a Sen Monorom transcurre bastante rápido, el minivan va cargado pero no demasiado (según los estándares asiáticos) y cuando llegamos no estamos muy cansados así que nos podemos permitir ir a dar una vuelta a pie a buscar un hostal. Al final (como no), recorremos 6 km de subidas y bajadas entre colinas perdidas en las afueras del pueblo para ir a ver un sitio que al final no nos gustaba, para después hacer otros 3 km para llegar a otro que más o menos nos convencía.


La provincia de Mondulkiri está llena de colinas, algunos la llaman "la Suiza camboyana"..exageran quizá? Bueno, un poco, pero el ambiente es agradable y la temperatura un poco más baja que en Kratie. Aquí mucha gente viene a hacer trekking con elefantes.

En la foto de aquí arriba podéis ver los bungalows de nuestro "hotel" que miran hacia el valle (un viento infernal por la noche!!). Estaba bastante aislado y el restaurante, por la noche, hace las veces de karaoke...pero vacío. Un poco triste, la verdad.

El primer día en el pueblo decidimos dedicarnos al "farniente", una de nuestras especialidades: Deambular por el pueblo, hablar con la gente, probar comidas nuevas...
Comenzamos el día con un largo paseo para buscar un "bar" donde desayunar. Al final nos sentamos en un bar vacío y el camarero empieza a hablar ocn nosotros. Nos dice que quiere practicar el inglés y le seguimos el rollo. Nos vamos con él al mercado y nos busca comida barata, lo que llamamos "el básico camboyano", arroz, tortilla, pollo y salsa). Luego nos lleva a ver un mono huérfano que había cogido en la jungla (o eso decía el dueño occidental que lo tenía atado en su casa). Le decimos si conoce a quien le podemos alquilar una moto barata (en esta region "remota" todo es más caro) pero la suya la tiene ocupada, y uno de sus compañeros también la tiene en uso.


Mercato Sem Monorom
Scimmietta rampicante

Como era de esperar, el día sucesivo no es un buen día: no hay sol, podría llover, un poco deprimente. De todos modos, nosotros decidimos salir a ver algo, además, tenemos chubasqueros! Alquilamos una moto y nos vamos a ver unas cascadas supuestamente "fantásticas" (no nos esperamos gran cosa de las cascadas a estas alturas) que unos españoles nos habían recomendado.
La carretera es interminable, con tramos de todo tipo, desde el asfalto agujereado al típico camino de cabras, pasando por la zona de grava, la pista de tierra y la de barro húmedo superdeslizante (mud-X)

































Como suponíamos, las cascadas no eran gran cosa, casi siempre es así, ¿exceso de entusiasmo por parte de los viajeros o falta de capacidad de sorpresa por nuestra parte después del tiempo de viaje? Yo creo que un poco de las dos cosas, de todos modos, el viaje en sí ha merecido la pena: la moto se nos queda corta en algunas subidas imposibles, resbalamos sobre el barro, qué pasa si se rompe la moto? Estamos en medio de la nada y no pasa casi nadie!



Decidimos terminar nuestra excursión suicida en el mirador del mar-bosque (sea-forest view). Desde ahí se ve una gran extensión de jungla impenetrable.





Sen Monorom es bonito, pero no tanto como para quedarse 3 días. Nuestra chabola es "deluxe", pero por la noche no se duerme agusto con el viento, cada golpe pensamos: ahora, ahora despegamos. La última noche, en el triste restaurante-karaoke casi vacío con dos locales al micrófono conocemos a un tío australiano que está viajando por el país con una moto de cross (una "dirty bike" que dicen por aquí)..buena idea, pensamos!! Bueno, la próxima vez lo haremos así.

Así que con un minivan, cogemos la carretera, recientemente asfaltada por los chinos, que nos lleva hacía Kampong Cham, nuestra próxima meta antes de Phnom Penh, la capital.

En Kampong Cham encontramos un hotel fantástico que por $5 por noche ofrece servicio de limpieza en la habitación diariamente, TV y WiFi. Uno de los mejores de todo el viaje! Obviamente el primer día intentamos gozar con calma las comodidades occidentales y los restaurantes con menu en inglés que hay por la zona.

Después de un par de días recorriendo las calles de la ciudad y de que los camareros de los locales de la zona nos conozcan, nos cogemos una moto para ir a dar una vuelta por los alrededores.

El primer templo que vamos a visitar nos deja impresionados: es el primer contacto con el estilo de Angkor...






Nos perdemos ahí dentro. Los muros contienen otros muros y otros templos pequeños, las caras sonrientes de las Apsaras (ptrotectoras) esculpidas en las piedras nos miran, hay poca gente y el silencio y el sol no hacen si no aumentar nuestro estupor.








Después del templo, nos movemos hacía un poblado conocido por sus tejedoras. Aquí la ONG Amica apoyas a los locales y ayuda en la venta de productos. Cuando llegamos no hay nadie en la oficinilla de la ONG, así que vamos directamente a la fuente: a la casa de las tejedoras.





Compramos un par de kromas a la señora de aquí arriba (la kroma es una especie de bufanda a cuadros que todo el mundo lleva, usandola como pañuelo para la cabeza, toalla para bañarse e incluso como porta-bebés) y algunos objetos hechos a mano a la tía de la ONG, que ya se había despertado.


Hora de comer! Volvemos a la ciudad y buscamos un sitio local para comer. Encontramos un restaurante limpio con el básico camboyano, sopita vegetal, arroz con carne asada y tortilla troceada, con guarnición de verduras encurtidas (pickles). Ah, y café, claro.

Una vez saciados cogemos la moto para ir hacía un templo que está en una colina hacia el norte, subiendo el Mekong.



















Este chaval aquí arriba se estaba duchando cogiendo agua del pozo, y como veis, tiene su kroma a modo de bañador :)

Volvemos a Kampong Cham para ir a ver el famoso puente de bambú que cada año reconstruyen en la temporada seca para conectar la tierra firme con una islita que está en medio del Mekong..pero aun no lo habían terminado. De momento seguían usando las barcas repletas de gente, motos y bicis que usan durante toda la temporada de lluvias.







La verdad es que viendo la barca no entran ganas de cogerla.

Volvemos al hotel a disfrutar de las últimas horas de comodidad..nos espera un corto viaje de dos horas hasta Phnom Penh.

Hasta pronto!


Serena

No hay comentarios: