Avrei potuto maledire la Cina e tutti i cinesi, quella sera, su quel treno per Xi'an.
Un esercizio di pazienza, uno spettacolo raccapricciante e interessante, una dimostrazione magistrale sul concetto del "pieno".
Ma così ci sembra la "Cina", così è in estate, dicono, quando milioni di persone si muovono incessantemente per andare da qualche parte a fotografare quello che hanno visto in televisione, quello che la grande Madre Patria ha da offrire ai propri cittadini. Prima di cominciare a descrivere il nostro amore per Pechino, mi piacerebbe mettere questa foto, scattata a Xi'an, per rappresentare un pò la sensazione che abbiamo avuto dei milioni di turisti cinesi che girano e rigirano nel proprio paese - senza rispettare le code-, soddisfatti, sorridenti, sputacchianti, eccitati e curiosi.
Arriviamo a Pechino dopo aver viaggiato tutta la notte su di un treno da Ulaan Baatar. La notte è stata interessante per il cambio di rotaie al confine, ma allo stesso tempo disastrosa: abbiamo lasciato i finestrini aperti - idioti noi e altri due francesi che erano con noi - e ci siamo svegliati ricoperti di sabbia del deserto del Gobi...Ah, e la polizia cinese ha quasi distrutto il mio passaporto..ma questo non ha bloccato il mio entusiasmo..
L'arrivo alla stazione è illuminante: un sacco di gente, caldo e rumore. Queste tre caratteristiche si sono ripetute per tutti i giorni, variando, a volte, con la pioggia.
Dopo varie peripezie per ritirare soldi e comprare i biglietti per la metro, finalmente ritorniamo in "carreggiata" e troviamo l'ostello: Red Lantern House, la nostra oasi a Pechino, il nostro centro gravitazionale. Un posto bellissimo, centrale, economico, fresco e con internet gratis: il paradiso.
Red Lantern House: cortile esterno e soggiorno, le stanze sono tutte intorno ai due cortili
Quando ti dicono che Pechino è la città più inquinata (respirare l'aria di questa città equivale a fumare 70 sigarette, ..dicono) e che d'estate fa paura.. uno si spaventa, no?! Noi, il primo giorno affittiamo subito due bici.
Cosa vedere a Pechino in bici? Tutto! La città è perfettamente preparata per farti arrivare ovunque. La nostra odiata Lonely Planet ci faceva venire il mal di testa. La città proibita poteva aspettare. Sfidando i 20 milioni d'abitanti, sfidando il turismo impazzito dei cinesi, decidiamo di avere una specie di "vista a volo d'uccello" della situazione. Torniamo a casa sudati e con una patina fuligginosa addosso, ma contenti. Pechino ci piace. Decidiamo di rimanere più giorni.
Foto scattate attorno a Tian'Anmen
Gli Hutong sono stati la grande scoperta. Negozietti e ristorantini in mezzo alla strada dove si mangia anche per meno di due euro. Camminare per un Hutong è come entrare in casa di quelle famiglie che ci vivono: loro dormono, mangiano, giocano, parlano in mezzo alla strada, seduti su quei tavolini bassissimi che mettono alla prova la circolazione delle gambe, quelli. Immagine veloce: i bambini di solito hanno i pantaloncini con un buco strategico per defecare, gli uomini si arrotolano le cannottiere sopra la pancia e le ragazze hanno dei calzettini di nylon trasparenti alle caviglie - di quelli che lasciano la marca perchè stringono - e si coprono le braccia e la faccia come possono per non abbronzarsi. Questo è il microcosmo dell'hutong. Puzzoso, colorato, eccezionale.
Hutongs (vicoli o stradine) e ristorantini - quello in basso a destra è di una famiglia taiwanese, siamo li per far provare a Kylie una roba superpiccante
Una caratteristica che dimenticavo di introdurre, è l'insistente maniera di questa gente di guardarti e scrutarti come se mai avessero visto gente occidentale. Non si fanno problemi e per loro, presumo, non è maleducazione fissare la gente. Amen. Tutti lo sanno, tutti ne parlano, è così, "e se a Pechino ti sembra esagerato..aspetta di andare in qualche paesino... vedrai!" Dicevano gli esperti viaggianti che ci precedevano. Beh, per riassumere, ci hanno fatto foto di nascosto, ci hanno ripreso con il cellulare, ci hanno chiesto di farci foto con loro, oltre che indicato in faccia anche a un metro di distanza ed averci "fissato" in gruppo. Ma se poi dici Ni Hao..tutti si mettono a ridere e diventano simpaticissimi, è come la parola magica che butta giù il muro. Ahhh..se potessimo parlare cinese!!!..Invece sappiamo solo dire "Io sono tuo padre" (che è un insulto, perchè insinui che lui sia un bastardo)
La seconda o terza sera in giro per gli hutong, ci avviciniamo a uno di quei ristoranti che hanno il grill fuori per comprare degli spiedini..un signore seduto su uno di quei tavolini prima descritti, ci chiama e ci invita a sederci. È stato l'inizio di una serie di serate che abbiamo fatto con loro, li, in mezzo alla strada..ci hanno offerto birra e cibo. E soprattutto ci ha fatto conoscere Zhuo, la nostra salvatrice, una ragazza cinese di 27 anni, della provincia di Hunan momentaneamente in città.
Mangiando con Zhuo ed i suoi amici
Pechino scorre tranquilla, per fortuna comincia a piovere tutti i giorni, e il cielo ci risparmia quei 40º appicicosi. Rivediamo Marc, tedesco-spagnolo che avevamo incontrato in Russia ad Irkustk, andiamo con lui ed altri due spagnoli a cena a mangiare la famosa anatra alla pechinese. Il destino ci riserva ancora un'altra avventura nel bel mezzo della notte: finiamo di mangiare, sono le 23.30 e la metro è chiusa, continua a piovere da matti e siamo lontanissimi, noi dal nostro ostello e Marc dal suo "couch" (da couchsurfing). Pensiamo: prendiamo un taxi!...Ma i taxi non si fermano...nemmeno uno. Così, cominciamo a camminare verso il nostro ostello, Marc si rassegna e decide di venire con noi e di chiedere un letto alla Red Lantern. Dopo un'ora e mezza finalmente convinciamo un tipo con un tuktuk a caricarci, e lui, per fortuna, capisce l'indirizzo e ci porta a "casa".
Non abbiamo foto che possano testimoniare i fatti..
Il giorno dopo Zhuo ci viene a prendere all'ostello e ci porta a tutti (Serena, Julio, Dick*, Marc) a fare colazione alla cinese, e al Tempio Lama. Poi andiamo a pranzo, ma lei nel frattempo traduce per noi e lotta per noi - dimenticavo, è d'obbligo lottare per farsi abbassare il prezzo, OBBLIGATORIO!!..dicono - , e con lei parliamo della politica attuale, di Mao, di quello che dice la gente e della libertà di espressione - è giornalista. Nota: i cinesi seduti agli altri tavoli, quando sentono la parola "Mao", si girano...e cominciano a fissare - in parecchi ristoranti sono appese foto di lui che stringe mani, che guarda all'infinito, etc., sono nei taxi, nei negozi della frutta, ovunque -
ObaMao?!??
Assieme a Zhuo e a Dick* - canadese di 65 anni che sta andando in Giappone, dorme nella nel nostro stesso dormitorio - ci avventuriamo qualche giorno più tardi verso la Grande Muraglia, è domenica e abbiamo paura di trovare il solito squadrone di turisti cinesi...ma piove. Fortunatamente piove. Grazie al cattivo tempo e grazie al fattore sorpresa, comincia una delle esperienze più belle e avventurose della mia vita (in realtà avevo paura che Dick mi crepasse di infarto vista la difficoltà di alcuni tratti, ma alla fine si è dimostrato più preparato di noi!). Una passeggiata-scalata di quasi due ore in mezzo a delle montagne fantastiche, per raggiungere Jiankou, parte di questa muraglia costruita durante il periodo Ming ( http://en.wikipedia.org/wiki/Jiankou). Non abbiamo visto la solita muraglia, le nostre foto non sono nitide e colorate. Anzi, c'è della nebbia, si vede poco...ma, cosa più importante di tutte, eravamo soli e tutto sembrava ovattato e silenzioso, potrei dilungarmi per ore a scrivere sulle mie menate riguardo alle sensazioni storiche che ho avuto, ma ve le risparmio, stavolta.
"Scalata" alla Grande Muraglia
Dick parte per il Giappone invitandoci a raggiungerlo a casa dei sui amici...noi, educati, accettiamo. Conosciamo Kylie, americana di Chicago e con lei passiamo gli ultimi 3 giorni, giriamo l'Art District 798, e le stradine intorno al lago, dove Julio mangia "finalmente" gli scorpioni fritti. Andiamo al Pearl Market, e li lottiamo ancora per comprare qualche altro ciaffo elettronico, delle Converse e magliette.
Alla fine anche lei parte, invitandoci calorosamente a passare per Chicago a casa sua, noi, educati, accettiamo.
Rimaniamo noi, sempre noi, non vogliamo lasciare Pechino...abbiamo passato qui la quantità record di 13 giorni..(dico record perchè quasi tutti stanno massimo 5 giorni) una immensa città che abbiamo visto a pezzi e della quale qui non abbiamo descritto nemmeno i monumenti..i giardini, i palazzi. E perchè no? Sono bellissimi?! Si, ma diciamo che quello che veramente ci ha legato a Pechino, è stato il mix di gente conosciuta, le coincidenze... i luoghi fortuiti, la Grande Muraglia! l'ambiente: il nostro ostello stava nella "via della musica", con i suoi negozi di flauti e strumenti assurdi e piena di gente che si suonava in mezzo alla strada..,come fai a voler andare via?!
Comunque sia, ecco qualche foto di quello che se vai a Pechino DEVI vedere (e soffrire)
Tian'anmen (...)
Città Proibita
Parco di Beihai
Palazzo d'estate
L'ultimo giorno decidiamo di esplorare il quartiere famoso per la vendita di massa di prodotti tecnologici...Zhongguancun.
Anche qui una lotta, resistiamo agli iphone da 50 euro, ai thinkpad e stronzate varie...cosa ricaviamo? un buona caffé da MacDonald (incredibile..) e un amplificatore minuscolo per l'ipod. Scappiamo.
Ora di andare via...arriviamo in stazione il panorama è allarmante, pero anche questo è la Cina, o per lo meno la Cina in estate...gente....gente e ancora gente..
Stazione Ovest di Pechino
Ma siamo pronti, ormai ci piace!!
Alla prossima..
Serena
(ESP)
Podría haberme cagado en China y en todos los chinos aquella noche en el tren a Xi'an.
Un ejercicio de paciencia, un espectáculo horripilante e interesante, una demostración magistral del concepto de "lleno".
Pero así nos parece China, así es en verano, dicen, cuando millones de personas se mueven incesantemente para fotografiar lo que han visto en televisión, aquello que la gran Madre Patria ofrece a los propios ciudadanos. Antes de describir nuestro amor por Beijing, me gustaría poner esta foto, sacada en Xi'an, para representar más o menos la sensación que hemos tenido de los millones de turistas chinos que corren y recorren su propio país - sin respetar las colas -, satisfechos, sonrientes, escupientes, excitados y curiosos.
Llegamos a Beijing después de viajar toda la noche en tren desde Ulan Bataar. La noche ha sido interesante por el cambio de ruedas en la frontera (distinta anchura de línea ferrea entre Mongolia y China), pero al mismo tiempo desastrosa: habíamos dejado abiertas las ventanas - que idiotas fuimos nosotros y otros dos franceses que estaban con nosotros - y nos despertamos cubiertos de arena del desierto del Gobi...Ah, y la policía china casi destroza mi pasaporte..pero esto no me ha quitado el entusiasmo..
La llegada a la estación es iluminante: un montón de gente, calor y ruido. Estas 3 características se han repetido casi todos los días, variando, a veces, con la lluvia.
Tras varias peripecias para sacar dinero y comprar los billetes de metro, finalmente volvemos a nuestra vía y encontramos el hostal: Red Lantern House, nuestro oasis en Beijing, nuestro centro de gravedad. Un lugar precioso, bien localizado, barato, fresco y con internet gratis: el paraiso.
Red Lantern House: patio externo y sala de estar, las habitaciones están todas alrededor del patio y la sala
Cuando te dicen que Beijing es una de las ciudades más contaminadas (respirar el aire de esta ciudad equivale a fumar 70 cigarrillos al día..dicen) y que en verano da miedo..uno se asusta, no?! Nosotros, el primer día, alquilamos rapidamente dos bicis.
¿Qué ver en Beijing en bici? Todo! La ciudad está perfectamente preparada para hacerte llegar a cualquier sitio. Nuestra odiada Lonely Planet nos daba dolor de cabeza. La Ciudad Prohibida podía esperar. Desafiando los 20 millones de habitantes, desafiando el turismo enfermizo de los chinos, decidimos hacer una especia de "vista de pájaro" de la situación. Volvemos a casa sudados y con una capa de polvo sobre la piel, pero contentos. Beijing nos gusta. Decidimos quedarnos más días de los pensados.
Fotos tomadas en los alrededores de Tian'anmen
El gran descubrimiento han sido los Hutongs. Tiendecitas y pequeños restaurantes en medio de las calles donde se puede comer por menos de dos euros. Dar un paseo por un hutong es como entrar en casa de los que por allí viven: duermen, comen, juegan, hablan en mitad de la calle, sentados alrededor de esas mesas bajísimas que ponen a prueba la circulación de las piernas. Imágenes rápidas: los niños normalmente llevan pantalones con un agujero estratégico para defecar, los hombres se enrollan las camisetas por encima de la tripa y las chicas usan calcetines de nylon transparente hasta los tobillos - de los que dejan marca porque aprietan - y se cubren los brazos y la cara como pueden para no broncearse. Este es el microcosmos de los hutongs. Apestoso, colorido, excepcional.
Hutongs (callejones) y restaurantes - ése abajo a la derecha es de una familia taiwanesa, estamos ahí para que Kylie pruebe una cosa super picante
Una característica que me olvidaba de contar es la manera insistente que tiene esta gente de mirarte y escrutarte como si nunca hubiesen visto a un occidental. No se avergüenzan ya que para ellos, supongo, no es de mala educación mirar fijamente a la gente. Amén. Todos lo saben, todos hablan de ello, es así, "y si en Beijing te parece exagerado...espera a ir a algún pueblo pequeño...ya verás!", dicen los viajeros expertos que nos preceden. Bueno, para resumir, nos han tirado fotos a escondidas, nos han grabado con el móvil, nos han pedido hacernos fotos con ellos, aparte de señalarnos delante de nuestras narices y quedársenos mirando en grupo. Si les dices Ni Hao..todos se echan a reir y son super simpáticos, es como la palabra mágica que rompe el hielo. Ahh, si pudiésemos hablar chino!!!..pero sólo sabemos decir "Yo soy tu padre" (que es un insulto, porque insinúas que es un bastardo)
La segunda o tercera noche paseando por los hutongs, nos acercamos a un restaurante de los que tienen el grill fuera para comprar pinchitos...un señor sentado en una de las mesas previamente descritas nos llama e invita a sentarnos. fue el comienzo de una serie de noches que hemos pasado con ellos, en medio de la calle...nos invitaron a comida y bebida, y sobre todo pudimos conocer a Zhuo, nuestra salvadora, una chica de 27 años de la provincia de Hunan que vivía temporalmente en la ciudad.
Comiendo con Zhuo y sus amigos
Beijing fluye tranquila, por suerte empieza a llover todos los días, el cielo nos ahorra los 40º pegajosos. Volvemos a ver a Marc, el alemán-español que habíamos conocido en Irkutsk. Vamos con él y otros dos españoles a cenar el famoso pato a la pequinesa. El destino nos reserva otra aventura en mitad de la noche: terminamos de comer, son las 23:30 y el metro está cerrado, sigue lloviendo a mares y estamos lejísimos, nosotros de nuestro hostal y Marc de su "couch" (de couchsurfing). Pensamos: cogemos un taxi!! Pero los taxis no se paran..ni siquiera uno. Así, comenzamos a caminar hacia nuestro hostal, Marc se resigna y decide venir con nosotros y pasar la noche en el Red Lantern si es que hay cama. Tras una hora y media finalmente convencemos a un tío con un tuktuk motorizado para que nos cargue a los tres. Afortunadamente reconoce la dirección y nos lleva a "casa".
No tenemos fotos que puedan testimoniar los hechos :(
Al día siguiente Zhuo viene a buscarnos al hostal y nos lleva a todos (Serena, Julio, Dick*, Marc) a desayunar al estilo chino, y luego al Templo Lama. Después vamos a comer, pero ella mientras traduce para nosotros y regatea por nosotros - me olvidaba, es obligatorio regatear con casi todo, OBLIGATORIO!!..dicen -, y con ella hablamos de la política actual, de Mao, de lo que dice la gente y de la libertad de expresión - es periodista. Nota: los chinos sentados en otras mesas, cuando oyen la palabra "Mao", se giran y empiezan a mirar fijamente - en bastantes restaurantes hay colgadas fotos suyas en las que da apretones de manos, que mira al infinito,etc.., están también en los taxis, en las fruterías, en todos lados -
ObaMao?!??
Junto a Zhuo y Dick* - canadiense de 65 años que va hacia Japón, duerme en nuestro dormitorio - nos aventuramos unos días después hacia la Gran Muralla. Es domingo y tenemos miedo de encontrarnos con el típico escuadrón de turistas chinos...pero llueve. Afortunadamente llueve. Gracias al mal tiempo y gracias al factor sorpresa, comienza una de las experiencias más bonitas y aventurosas de mi vida (realmente tenía miedo de que a Dick le diese un infarto vista la dificultad de algunos tramos, pero al final se demostró que él estaba más preparado que nosotros). Un paseo-escalada de casi 2 horas en medio de montañas fantásticas, para alcanzar Jiankou, una parte de la muralla construida durante la dinastía Ming ( http://en.wikipedia.org/wiki/Jiankou ). No vimos la típica muralla, nuestras fotos no son nítidas y coloridas. Hay niebla, se vé poco..pero lo más importante, estábamos solos y todo parecía velado, fantasmagórico y silencioso, podría alargarme durante horas escribiendo elucubraciones sobre las sensaciones históricas que he tenido, pero os las ahorro por esta vez.
Escalada hasta la Gran Muralla
Dick parte hacia Japón invitándonos a encontrarnos con él en casa de sus amigos...nosotros, educados, aceptamos. Conocemos a Kylie, americana de Chicago, y con ella pasamos los últimos 3 días. Visitamos el distrito de arte 798, y las calles alrededor del lago, donde Julio encuentra y come "finalmente" los escorpiones fritos. Vamos al mercado de la perla, y allí luchamos de nuevo para comprar unas Converse y unas camisetas.
Al final también ella se va, invitándonos calurosamente a pasar por Chicago a su casa, nosotros, educados, aceptamos.
Quedamos nosotros, siempre nosotros, no queremos dejar Beijing...hemos pasado aquí la cantidad record de 13 días..(digo record porque casi todos están máximo 5 días) una ciudad inmensa que hemos visto a trozos y de la cual no hemos ni siquiera descrito los monumentos, los jardines, los edificios. Y por qué no? No son bonitos? Sí, pero digamos que lo que de verdad nos ha ligado a Beijing ha sido la mezcla de gente que hemos conocido, las coincidencias, los lugares fortuitos, la Gran Muralla!!, el ambiente: nuestro hostal estaba en la "calle de la música", con sus tiendas de flautas, guitarras e instrumentos alucinantes y llena de gente que tocaba en mitad de la calle.., como tener ganas de irse?!
Sea como sea, aquí tenéis algunas fotos de las cosas que, si venís a Beijing, TENEIS que ver (y sufrir)
Tian'anmen (...)
Ciudad Prohibida
Parque Beihai
Palacio de Verano
El último día decidimos explorar el barrio famoso por la venta masiva de productos electrónicos y tecnológicos..Zhongguancun.
Aquí también es una lucha, resistimos a los iphones de palo por 50 euros, a los thinkpads y gilipolleces varias...qué conseguimos? Un lector de tarjetas all-in-one, un buen café del MacCafe (del MacDonalds, increible) y un altavoz enanísimo para el iPod. Escapamos.
Hora de irse...llegamos a la estación y el panorama es alarmante, pero también esto es China, o al menos China en verano...gente, gente y más gente..
Estación de tren del oeste de Beijing
Pero estamos preparados, ya hasta nos gusta!!!
Hasta la próxima..
Serena
2 comentarios:
a mi siempre me apetecia probar una serpiente. tambien las debe haber no?
la foto della statua nella teca con i cinesi a bocca aperta fuori del vetro è assolutamente figa.
fighe pure le foto della grande muraglia nebbiosa.
e se qualcuno vi invita a casa sua in giro per il mondo, miraccomando: "educatamente accettate!".
Publicar un comentario