25 de diciembre de 2010

LAOS // Luang Prabang - Vientiane

Dal 28 Ottobre al 6 Novembre 2010




Arrivati a Nong Khiaw (nella puntata precedente: eravamo a Muang Ngoi) non sappiamo cosa fare, barchetta o minivan per andare a Luang Prabang? Il problema era il numero. Fossimo stati 10 a voler andare in barca, il prezzo sarebbe stato più basso...ma siamo 4: io, Julio, Jonathan e una signora inglese fuori di testa pronta a vendere le sue carni per andare in barca a Luang Prabang.

No! Decidiamo in coro...niente barca! Si va in minivan, che è più economico. La signora impazzisce ma ci segue borbottando "Damn! You're ruining my vacation!". Portento! La guardo e penso che questo personaggio non dovremmo perderlo.
Ci dirigiamo verso la stazione degli "autobus" e ci mettiamo in mezzo al tafferuglio di gente per comprare i biglietti.





Il minivan non esiste quindi ci infilano insieme ad altre 16 persone dentro un camion-tuk-tuk. La signora è davanti assieme all'autista e ad un canadese che avrebbe occupato 2 posti. Ci sono con noi 3 ragazze spagnole una delle quali non si sente bene, va dalla signora e le chiede di fare a cambio posto. Quella fa finta di non capire o le dice che anche lei soffre...insomma, la signora non lascia la poltrona. Mi ricorda qualcuno...



140 km dopo arriviamo a Luang Prabang. Io, Julio e Jonathan ce ne andiamo per fatti nostri a cercare un ostello. Ne troviamo due: uno per lui (con dorm) e uno per noi (qui prendere una doppia conviene più che il dorm). E ce ne usciamo a fare un giro per la famosa Luang Prabang, la vecchia capitale del regno di Lang Xang (il regno del "milione di elefanti"), patrimonio mondiale dell'umanità...la città più bella del Sud-Est Asiatico, dicono.


































Il Mekong a Luang Prabang




Quell'aurea ex-coloniale, quella calma, quelle casette basse, quelle palme, il Mekong...effettivamente sembra un posto speciale.
Nella strada principale di Luang Prabang ogni sera comincia il mercato notturno, qui vi si possono trovare tutti i tipi di prodotti artigianali, dalle sete ai liquori al serpente.
Ritroviamo i due francesi con cui eravamo stati a Muang Ngoi, decidiamo vederci anche il giorno dopo per fare cena insieme, alle 19.

Il secondo giorno a Luang Prabang decidiamo semplicemente "farcela" a piedi. Sappiamo che ci sono molti templi buddisti e che la città si trova all'incrocio di due fiumi: il Mekong ed il Nam Ou.
























Alle 19 ci vediamo con i francesi, e in un ristorantino sul Mekong, continuiamo con la nostre famose e rumorose partite a carte a Shithead. Decidiamo vederci anche il giorno dopo, sempre alle 19, stesso posto.

Il terzo giorno rifacciamo le stesse cose del giorno prima...cambiando le strade. La città comunque si presta al nulla-facere...








Il quarto giorno ci sentiamo inutili, così decidiamo andare a visitare le famose cascate di Kuang Si, a 32 km da Luang Prabang. Ci andiamo in tuk-tuk? No, è troppo caro, costa 30000 kips a persona (2 euro e mezzo)...cifra spropositata. PRENDIAMO LA BICI! Grande idea, risparmiamo 10000 kips!! WOW...wow....mmhh.


Cominciamo alla grande, ci sentiamo forti, e pedaliamo. Dopo 8 km di strada piatta...cominciano i problemi: la strada, così come l'abbiamo vista non la rivedremo più. Colline, collinette e collinone ci preparano salite, discese da brivido, il tutto, sotto un sole infernale. Penso a Danilo, mio cugino, che godrebbe con questa strada...che lui 32 km se li farebbe in un baffo, ma io...io...continuo ad elucubrare e nel frattempo rimango indietro, Julio e Jonathan sono spariti davanti a me. Scendo dalla bici e la spingo per quella salita (una delle tante), maledicendo il sole, la bici, Luang Prabang e gli elefanti. Sento solo i grilli e il caldo. Arrivo in cima alla salita e trovo Jonathan e Julio seduti a terra, all'ombra di un cespuglio. Continuo con le maledizioni, poi mi giro e faccio una foto.


Quella là in fondo è Luang Prabang e quella striscia marrone il Mekong

Mangiamo due banane, un sorso d'acqua e proseguiamo. Per strada troviamo un altro matto che come noi ha deciso di andare in bici alle cascate: Bow (arco?!), ma lui non con la scusa ridicola del risparmio, ma perchè semplicemente è olandese e dice di essere abituato ad andare in bici.  Condividiamo le fatiche e tiriamo avanti.
Ci sorpassano una decina di tuk-tuk carichi di turisti che vanno alle cascate. Ridono, ci salutano, qualcuno si beffa di noi..ma noi ormai abbiamo superato il limite dello sforzo, ormai è una questione di orgoglio! Anzi, siete voi gli inutili che vi piegate cosi facilemente alle comodità!! INUTILI!! E sudiamo.
Dopo due ore di pit stop continui e menate varie si arriva tutti e 4 alle cascate sani e salvi.

Comprato il biglietto d'ingresso, cerchiamo subito un posto sotto le cascate dove poterci fare il bagno e toglierci di dosso la polvere, il sudore, la stanchezza... Le cascate hanno vari livelli, noi subito ci fermiamo nel primo e rimaniamo lì anche a fare pranzo.








Conosciamo una coppia di giapponesi, Nao e Maia, si fanno il bagno con noi e decidiamo di risalire tutti insieme la cascata.




Senza difficoltà raggiungiamo la cima e ci godiamo lo spettacolo premiante. Attraversiamo il fiume a piedi scalzi, per riscendere poi dall'altra parte della cascata. L'atmosfera lassù sembra magica.





Ora di prendere la via del ritorno. Ci mettiamo d'accordo con in giapponesi e l'olandese: alle 20.30 ci si vede per fare cena! Calcoliamo che dobbiamo andarcene non più tardi delle 15.30 se vogliamo essere a Luang Prabang prima che faccia notte.
Montiamo in bici con la convinzione di che il ritorno sia "più corto" dell'andata: ma NO! Sarà uguale se non peggio.
La vista di un elefante merita uno stop. In realtà lo stavano usando per spostare dei pesanti tronchi da una parte all'altra del fiume. Incredibile vedere questo pachiderma fuori da uno zoo o da un circo...comunque la vita per lui rimane sempre una merda.




Luang Prabang! Finalmente!...Ho paura di stendermi sul letto e rimanere pietrificata dall'acido lattico, così dopo una doccia veloce usciamo.
Indovinate cosa facciamo dopo cena? Giochiamo a carte, insegnando ai giapponesi e all'olandese il gioco. Proprio un bel quadretto: una italiana, uno spagnolo, un canadese, un olandese e due giapponesi, terreno adatto a tutti i tipi di barzellette.


Dobbiamo partire per Vang Vieng! Dicono sia il paradiso della perdizione in Laos. La città in realtà è famosa per la pratica del tubing, ossia scendere un fiume spaparanzati sulla camera di un pneumatico con la possibilità di fermarsi lungo il cammino per diversi bar. Tutti dicono sia fantastico, un'esperienza unica..noi comunque non ne siamo convinti, e a Vang Vieng solo facciamo qualche giretto. 




































Da Vang Vieng un minivan ci porta a Vientiane, la capitale del Laos. Qui rimaniamo 5 giorni. Cerchiamo un buon ostello e lo troviamo, proprio vicino al Mekong.


Ritroviamo la coppia di giapponesi ma solo per poco, stanno per partire per Si Phan Don, le 4000 isole, che si trovano a sud, vicino alla Cambogia.
Un giorno decidiamo affittare due moto, una per noi e un'altra per Jonathan. Non facciamo neanche 2 km quando la polizia ci ferma: non abbiamo visto un cartello di "proibito andare dritto". È vero, il cartello c'era..stupidi noi, che seguivamo tutti le altre macchine ed i motorini! Per mezz'ora discutiamo col poliziotto, la multa è di 140.000 kips. Noi insistiamo, vogliamo andare alla stazione di polizia "vera", ma lui ci fa uno sconto, scende a solo 100.000. Non molliamo, ci rifiutiamo, vogliamo una ricevuta! Lui si innervosisce e ci ordina di chiamare chi ci ha affittato la moto, ma non abbiamo il telefono. Insomma un pasticcio.
Alla fine ci tocca convincere il poliziotto ad accettare 100.000 e farci andare senza dover chiamare nessuno (aveva preso la patente di Julio e non gliela ridava..)
Ok, molla la presa. E pensare che alla fine lo abbiamo supplicato per pagare.

Arriviamo al Buddha Park, luogo costruito alla fine degli anni 50 da un monaco mezzo pazzo. Le statue sono tutte in cemento e vi si trovano divinità buddiste ed induiste tutte insieme. Nel complesso è abbastanza interessante.
















Ci avventuriamo un pò più in la del Budda Park, che si trova a 25 km da Vientiane, la strada non è asfaltata. Delle ragazzine attraversano in bicicletta senza guardare e noi per frenare cadiamo e nessuno ci aiuta (forse perchè io mi alzo inveendo come una posseduta?). Vedo liquido scuro per terra e già immagino una scena catastrofico-pulp con Julio che sanguina. Per fortuna era solo benzina, e Julio aveva solo una ferita sul gomito. Ci rialziamo e ritorniamo verso la capitale per vedere la grande stupa dorata "That Luang" al tramonto. Siamo troppo demoralizzati dall'incidente,  e dopo aver scattato qualche foto ce ne torniamo all'ostello.



Arrivati a questo punto del viaggio, ci separiamo da Jonathan, lui deve rimanere a Vientiane: sta aspettando che la sua ambasciata riceva la carta di credito dalla sua banca canadese (ha dimenticato la sua alla frontiera con la Cina...)

Ci dispiace, con lui abbiamo viaggiato per due settimane, speriamo di rivederlo presto da qualche parte. Poi lui andrá in Tailandia...chissá forse ci ribeccheremo.


Domani si va a Tha Kaek!

Alla prossima


Serena






ESP


Del 28 de Octubre al 6 de Noviembre de 2010

Llegados a Nong Khiaw (en el episodio anterior estabamos en Muang Ngoi) no sabemos qué hacer, ¿barca o minivan para ir a Luang Prabang? El problema era la cantidad de gente. Si hubiésemos sido 10 para el barco el precio habría sido aceptable, pero sólo éramos 4: Julio, Jonathan y yo, además de una señora inglesa loca dispuesta a vender sus carnes para ir en barco a Luang Prabang.

No! Decidimos en coro..nada de barco!! Vamos en minivan, que es más barato. La señora se vuelve loca y sigue balbuceando: "Damn, You're ruining my vacation!". Qué energía! La miro y pienso que no nos podemos permitir perder a este personaje.
Nos dirigimos a la estación de "autobuses" y nos metemos en medio del montón de gente para comprar los billetes.




El minivan no existe, así que nos encajan junto a otras 16 personas en un camión-tuk-tuk. La señora se pone delante junto al conductor y a un canadiense que ocupaba 2 sitios. Con nosotros están 3 chicas españolas, una de las cuales se marea yendo detrás. Va a pedirle a la señora si le cambia el sitio, pero ésta alega que ella también se marea, el caso es que no deja libre el sitio. Me recuerda a alguien...Durante el viaje podemos observar como la señora va tranquilamente leyendo un libro..no sé, no conozco a nadie que se maree en un vehículo y sea capaz de leer mientras el camión va a toda velocidad por las poco estables carreteras de Laos.



140 km despues llegamos a Luang Prabang. Julio, Jonathan y yo nos vamos por nuestra cuenta a buscar un hostal. Encontramos dos: uno para Jonathan (con dormitorio) y uno para nosotros (aqui coger una doble conviene más que el dorm). Salimos a dar una vuelta por la famosa Luang Prabang, la vieja capital del reino de Lang Xang (el reino del "millón de elefantes"), patrimonio de la humanidad...la ciudad más bonita del sudeste asiático, dicen.






































Ese aurea ex-colonial, esa calma, esas casa bajas, esas palmeras, el Mekong...efectivamente parece un lugar especial.
En la calle principal de Luang Prabang cada noche da comienzo el mercado nocturno. Aquí se pueden encontrar todo tipo de productos artesanales, desde las sedas a los licores con serpiente.
Volvemos a encontrar a los dos franceses con quienes habíamos estado en Muang Ngoi. Decidimos vernos al día siguiente también para cenar juntos, a las 7 de la tarde.

El segundo día decidimos dar otro paseo a pie. Sabemos que hay muchos templos budistas y que la ciudad está en el cruce de dos ríos: el Mekong y el Nam Ou.
























A las 7 nos vemos con los franceses, y en un pequeño restaurante al lado del Mekong continuamos con nuetras famosos y ruidosas partidas de cartas al Shithead. Decidimos vernos también al día siguiente, de nuevo a las 7, en el mismo sitio.

El tercer día hacemos las mismas cosas que el día anterior...cambiando las calles que visitamos. De todos modos, la ciudad se presta al no hacer nada...








El cuarto día nos sentimos inútiles, así que decidimos ir a visitar las famosas cascadas de Kuang Si, a 32km de la ciudad. Vamos en tuk-tuk? Nah, es demasiado caro, 30000 kips por personas (2 euros y medio)..cantidad exagerada. COJAMOS UNA BICI!! Gran idea, ahorramos 10000 kips!! WOW..wow...mmmhh.


Empezamos a lo grande, nos sentimos fuertes, y pedaleamos. Después de 8 km de carretera llana comienzan los problemas: la carretera, como la habíamos visto hasta entonces, no la veremos más. Colinas y colinas nos deparan subidas, bajadas de infarto, todo bajo un sol infernal. Pienso en Danilo, mi primo, que estaría encantado con esta carretera..que él 32km se los haría con nada, pero yo..yo continúo a elucubrar y mientras tanto me quedo atrás, Julio y Jonathan han desaparecido delante de mí. Bajo de la bici y la empujo por una de las subidas más jodidas, maldiciendo al sol, a la bici, a Luang Prabang y a los elefantes. Sólo oigo a los grillos y noto el golpe del sol sobre mi cabeza. Llego a la cima de la subida y me encuentro a Jonathan y a Julio sentados a la sombra de un arbusto. Continúo con las maldiciones, después me doy la vuelta y hago una foto.


Esa al fondo es Luang Prabang, y la línea marrón, el Mekong

Nos comemos dos plátanos, bebemos un poco de agua y seguimos. Por el camino encontramos a otro loco que, como nosotros, ha decidido ir en bici a las cascadas: Bow. Pero él no lo hace con la excusa ridículo del ahorro, sino porque es holandés y dice que está acostumbrado a usar la bici. Compartimos fatigas y tiramos p'alante.
Nos adelanta una decena de tuk-tuk cargados con turistas que van a las cascadas. Se ríen, nos saludan, alguno se mofa, pero nosotros ya hemos superado el límite del esfuerzo y ya sólo es cuestión de orgullo!! Es más, sois vosotros los inútiles que os plegáis fácilmente a la comodidad!! Inútiles!! Y sudamos.
Después de 2 horas de paradas llegamos a las cascadas sanos y salvos.

Compramos el ticket de entrada y buscamos rápidamente un sitio donde poder pegarnos un baño y quitarnos de encima el polvo, el sudor y el cansancio...Las cascadas tienen diferentes niveles, nosotros nos paramos directamente en el primero y nos quedamos a comer ahí.








Conocemos a una pareja de japoneses, Nao y Maia, que se pegan un baño con nosotros y decidimos ir juntos a subir a la cima de la cascada.




Sin mucho problema alcanzamos la cima y disfrutamos del espectáculo. Atravesamos el rio descalzos, para después bajar por el otro lado de la cascada. La atmósfera aquí arriba parece mágica.





Hora de volver. Nos ponemos de acuerdo con los japoneses y el holandés: a las 20:30 nos vemos para cenar! Calculamos que tenemos que irnos no más tarde de las 15:30 si queremos estar en Luang Prabang antes de que se haga de noche.
Nos subimos a las bicis con la convicción de que la vuelta será "más corta" que la ida: pero NO! Es igual o peor.
La visa de un elefante se merece una parada. En realidad lo estaban usando para mover unos troncos pesadísimos de una parte a la otra de un río. Es increíble ver a este paquidermo fuera de un zoo o un circo..de todos modos la vida para él sigue siendo una mierda.




Luang Prabang! Finalmente!...Me da miedo tumbarme en la cama y quedarme petrificada por las agujetas, así que tras una ducha rápida salimos.
Adivináis que hacemos después de cenar? Jugamos a las cartas, enseñando a los japoneses y al holandés el juego. El cuadro no tiene desperdicio: una italiana, un español, un canadiense, un holandés y dos japoneses, terreno perfecto para todo tipo de chistes.


Tenemos que partir hacia Vang Vieng! Dicen que es el paraíso de la perdicion de Laos. La ciudad realmente es famosa por la práctica del "tubing", es decir, bajar por el río tirado encima de una cámara de rueda de camión, con la posibilidad de pararse a lo largo del recorrido en diversos bares (En otras palabras: mogollón de guiris idiotas y borrachos que estropean el ambiente). Todos dicen que es fantástico, una experiencia única..nosotros de todos modos no estamos convencidos, y en Vang Vieng sólo damos algún paseo a pie.




































Desde Vang Vieng un minivan nos lleva a Vientiane, capital de Laos. Aquí nos quedaremos 5 días. Buscamos un buen hostal y lo encontramos, justo al lado del Mekong.


 Volvemos a encontrar a la pareja de japoneses pero sólo nos vemos un rato, tienen que pillar un bus hacia Si Phan Don, las 4000 islas, que están al sur, cerca de Camboya.
Uno de los días en Vientiane decidimos alquilar unas motos, una para nosotros y otra para Jonathan. Recorremos menos de 2km y nos para la policia: no habíamos visto un cartel de "prohibido ir recto" (había que girar). Es cierto, el cartel estaba ahí..estúpidos nosotros, que seguíamos al resto de coches y motos!! Por media hora discutimos con el madero, la multa es de 140000 kips. Nosotros insistimos, queremos ir a la estación de policia..él dice que está cerrada por ser sábado y nos hace un descuento, baja a 100000 kips. Nosotros no aflojamos, nos negamos, queremos un recibo oficial! El tío se pone nervioso y nos dice que llamemos a quien nos ha alquilado la moto, pero no tenemos móvil..en fin , un rollo macabeo.
Al final nos tocó convencer al policía de que aceptase los 100000 kips que había dicho anteriormente y nos dejase irnos sin tener que llamar a nadie (había cogido el carné de conducir de Julio y no se lo daba). Y pensar que al final le hemos rogado para poder pagar la "multa". Qué cabron!

Llegamos al Buddha Park, un sitio construído al final de los años 50 por un monje medio loco. Las estatuas son todas de cemento y se pueden ver distintas divinidades budistas e hinduístas mezcladas. Es bastante interesante.
















Nos aventuramos un poco más allá del Buddha Park, que está a 25km de Vientiane. Vemos unas niñas cruzando la carretera con la bici sin mirar, y nosotros, por frenar y no comérnoslas, nos caemos y nadie nos ayuda (quizá porque me he levantado despotricando como una posesa?). Veo líquido oscuro en el suelo y ya me imagino una escena catastrófico-gore con Julio que sangra..por suerte era sólo aceite, y Julio sólo tenía un raspón en el codo. Nos levantamos y volvemos a la capital, para ver la gran estupa dorada "That Luang" al atardecer. Estamos demasiado desmoralizados por el accidente y volvemos al hostal.


Llega el momento en que nos separamos de Jonathan, él tiene que quedarse en Vientiane, ya que está esperando a que su embajada reciba una tarjeta de crédito nueva enviada por su banco canadiense (se había dejado olvidada la tarjeta en un cajero en la frontera con China)
Es una pena, con él hemos estado viajando durante 2 semanas, esperamos volver a verlo pronto, en algún otro sitio. Él viaja posteriormente a Tailandia..quiñza coincidiremos de alguna manera.


Mañana nos vamos a Tha Khaek!

Hasta la próxima!!


Serena

No hay comentarios: